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MODA: L'EXPORT CRESCE DEL +1,2%

L' Italia conferma la leadership mondiale nella produzione di moda e lusso e nel relativo export con un incremento del +1,2% raggiungendo la cifra di 48,6 miliardi di euro.

Come principale mercato di sbocco del fashion si riconferma la Francia dove approdano il 10,4% delle esportazioni nostrane. Seguono Germania(9,3%) e Stati Uniti (7,9%).

Questo dati ottimisti sono dovuti soprattutto alla crescita a doppia cifra (+23%) dell'export attraverso i canali digitali che nel 2017 ha raggiunto la quota di 9,2 miliardi di euro e che vede il settore moda in pole position e subito dopo food e arredi.

Infatti dei 9,2 miliardi provenienti dagli e-commerce ben il 66% è occupato dal settore del fashion (inteso come insieme di abbigliamento, accessori e tessile) per un valore di circa 6 miliardi.

Da questi risultati (emersi dall'Osservatorio Export della School of Management del Politecnico di Milano) si può evincere non solo quanto l'incremento sia sostenuta ma anche quante potenzialità hanno i dati del prossimo anno di far schizzare ancora di più i grafici, principalmente sui settori moda e food, in quanto i canali digitali vengono sfruttati solo per il 6,4%.

Un esempio su tutti è Calzedonia che ha chiuso il 2017 con un incremento del 8,7% raggiungendo la cifra di 2,3 miliardi dove la quota del fatturato estero raggiunge il 54% e con il volume di vendite effettuate dal canale e-commerce sempre maggiore.

FOOD MADE IN ITALY: E' RECORD STORICO DELLE ESPORTAZIONI

La Coldiretti attraverso i dati ISTAT ha riscontrato un aumento del 12,8% rispetto allo stesso periodo del 2016 superando per la prima volta i 2,5 miliardi di euro.

La Coldiretti inoltre afferma che questo dato proprio all'inizio dell'anno rappresenta un importante dato capace di confermare per le potenzialità del mercato del food made in Italy per la ripresa economica e l'occupazione del paese.

Nonostante ciò, però, pesa sulla bilancia il braccio di ferro della politica protezionistica di Trump che con l'imposizione dei dazi sui prodotti europei è riuscita in un certo modo a rallentare la crescita delle esportazioni verso il principale mercato dell’italian food fuori dai confini dell’Unione, confini dove il mercato agroalimentare italiano registra un +12,6%.

DATI

formaggi(+11%);

vino(+6%);

cioccolata(+20%);

prodotti da forno(+12%)

Esportazioni rispetto al 2016 Usa(-,2%),

Esportazioni rispetto al 2016 Cina(+2,1%),

Esportazioni rispetto al 2016 Germania(+3,3%)

Esportazioni rispetto al 2016 Canada(+3,4%)

Esportazioni rispetto al 2016 Italia (+12,8,0%)

Nonostante ciò la distanza in valore assoluto resta alta.

L’export tedesco vale infatti 76 miliardi di euro, quello francese 60. Questo è dovuto principalmente all'approccio italiano verso i mercati esteri in quanto i due terzi dell’export agroalimentare italiano sono destinati a mercati di prossimità, ovvero ai Paesi dell’Unione Europea.

Denis Pantini, responsabile dell’Area Agroalimentare di Nomisma, afferma infatti che affinché l’export dei prodotti agroalimentari italiani aumenti, è indispensabile che si allarghi la base delle imprese esportatrici, in larga parte riconducibili ad aziende medio-grandi.

Voucher Internazionalizzazione: Deworld iscritta tra le società fornitrici

Per il secondo Bando consecutivo Deworld si riconferma nella lista delle Società Fornitrici di TEM (Temporary export Manager) per i Voucher sull'internazionalizzazione delle PMI.
Sei interessato ai Voucher per l'internazionalizzazione? Deworld srl è iscritta all'elenco delle società fornitrici, per saperne di più visita la pagina http://deworld.it/ec/notizietesto.asp?nf=31&l=IT&s=9 contattaci alla mail segreteriadirezione@deworld.it per fissare un appuntamento con i nostri consulenti.

Made in Italy: la trappola dell’Italian Sounding

Parmigiano, Prosciutto di Parma, Prosciutto San Daniele, Asiago, Fontina, mozzarella di bufala. Tutti con un tricolore, un Colosseo o un Vesuvio, tutto tranne che italiani, tutt'altro che DOP, con un prezzo, rispetto agli originali, inferiore anche dell’80%, e capace di generare un fatturato complessivo tre volte maggiore a quello delle esportazioni italiane.

Cambozola, Parmesào, sono soltanto alcuni dei prodotti che alimentano il mercato dell'“Italian sounding” Food.

Un mercato da 54 miliardi di euro l'anno.

Il mercato alimentare del Made in Italy, quello autentico, se esportato a dovere, potrebbe rappresentare una vera e propria miniera d'oro per le Imprese che decidono di allargare i propri orizzonti, conquistando una ricchissima fetta di mercato, ora in mano ai produttori di imitazioni.

Il CETA (in inglese Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente "Accordo economico e commerciale globale"), il trattato di libero scambio tra Canada e Unione Europea, ha, tra i suoi quattro punti cardine, proprio quello della tutela del marchio di alcuni prodotti agricoli e alimentari tipici.

Questa clausola ,fortemente richiesta dagli agricoltori europei, è stata il punto più combattuto del negoziato, ma anche quello più apprezzato dalle PMI, in quanto permette, finalmente, alle aziende italiane di approcciarsi al mercato Canadese ,senza essere ostacolati dalle tasse doganali e competendo contro i prodotti “Italian Sounding” non sul prezzo (che dovrebbe già essere un campanello di allarme sulla qualità di questi prodotti) ma su un terreno dove l’Italia è stata sempre leader del settore: la Qualità.

Citando il sito dell'UE, infatti, "Il CETA avvantaggerà le piccole e medie imprese: eliminando i dazi doganali, rendendo più facile per loro presentare offerte per gli appalti pubblici in Canada, eliminando la costosa duplicazione delle prove in alcuni settori, rafforzando la protezione del diritto d'autore, garantendo che imitazioni dei prodotti alimentari e delle bevande tradizionali europei non siano venduti come prodotti autentici".

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giovedì 5 aprile 2018

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